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giovedì 23 luglio 2015

Come Google tratta i nuovi domini di primo livello – Web Agency Milano

Con la nascita dei nuovi domini generici di primo livello (gTLDs,) per affermare l’identità di un sito sul web, viene spontaneo chiedersi come questi vengono trattatati da Google.



Facciamo però prima un passo indietro e spieghiamo cosa sono questi domini generici di primo livello.
Il dominio di primo livello è l’ultima parte del nome del dominio di un sito web. Ad esempio l’indirizzo web di Click Us Web Agency Milano è www.clickus.it, e quindi la parte che ricade all’interno dei domini di primo livello è .it.

Dalla loro nascita, che risale al 1984, oltre ai più noti .org, .com e .it ne sono stati creati tantissimi altri, fino ad arrivare ai giorni nostri dove troviamo, per esempio, .pizza che può essere adatto per un ristorante/pizzeria.

La domanda che può nascere spontanea è: come vede Google questi nuovi domini di primo livello rispetto ai classici .it, .org e .com? Google ha fatto sapere proprio ieri, tramite il blog di Google Webmaster, che i suoi sistemi trattano i nuovi gTLDs esattamente come quelli vecchi.


Non basta quindi avere la keyword pizza nel dominio e pensare così di scalare la SERP solo sfruttando questo aspetto. La user experience, i contenuti di qualità, parole chiave, meta title, meta description corretti e url seo friendly sono aspetti che vanno tenuti tutti in considerazione per impostare una strategia SEO di successo per il posizionamento del tuo sito web.  

lunedì 6 luglio 2015

E-commerce, contratti da rivedere



Meno procedure e più chiarezza nei contratti. Più trasparenza per le possibilità di esercizio dei propri diritti da parte del consumatore, diritto di recesso, validità della garanzia. Sono alcune delle criticità rilevate dalla Camera di commercio di Milano nel corso dei lavori di controllo in merito a clausole presunte vessatorie o inique nei contratti online.

Ci sono casi di limitata certezza circa il momento di conclusione del contratto, chiarezza e precisione delle informazioni precontrattuali e degli aspetti specifici relativi al pagamento. Fori competenti a volte poco agevoli per il consumatore, testi contrattuali che rimandano a normative di Paesi stranieri. Non vanno bene le ipotesi di alcuni contratti che esonerano dalla responsabilità il venditore, in caso di dolo, colpa grave o inadempimento, individuando come unico responsabile il vettore, in contrasto con le norme di legge. In alcuni casi c’è una traduzione superficiale dei contratti redatti in lingua straniera.

In Italia ci sono 13mila imprese nell’e-commerce con 20 mila addetti, in crescita dell’11% in un anno. A Milano circa una impresa su dieci, oltre mille con più di duemila addetti, in crescita del 6% in un anno. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2014 e 2015. Dalla produzione di computer e software alle telecomunicazioni e servizi di informazione, sono 16mila le attività attive a Milano nei settori del digitale nel 2014. Un settore che impiega 222 mila addetti. 

giovedì 18 giugno 2015

Europa unita sulle le regole del web

Nuove regole condivise per proteggere gli utenti della rete. Questa volta è l’Unione Europea che, all’unanimità, ha approvato un pacchetto di norme volte a gestire in maniera uniforme i dati “sensibili” di tutti gli utenti, così da creare un mercato unico digitale.

Queste nuove regole vanno, dunque, a sostituire quelle dei singoli stati e dovrevbbero garantire anche un attenzione particolare alla privacy, per dare nuove certezze alle imprese che operano nel settore, ma anche a dare un nuovo slancio all’e-commerce. Il nuovo piano, infatti, punta proprio ad offire maggiori sicurezze sulle transazioni on line.

Nel pacchetto di norme è presente anche una sezione dedicata al diritto all’oblio che è stato potenziato e che permetterà al cittadino di sapere immediatamente se le informazioni che lo riguardano sono stati vìolate o modificate.

Con questo regolamento, quindi, l’Ue ha dato una svolta al settore del web, non solo per offrire maggiori sicurezze, ma soprattutto per far risparmiare le imprese che, in un anno, potranno recuperare 2,3 miliardi. Inoltre, essendo norme uniche per tutti i 28 Paesi, ci saranno meno oneri burocratici, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle aziende: particolare di non poco conto per le piccole e medie imprese che risparmieranno fino a 130 milioni l’anno.

L’Ue ha fatto sapere che, al fine di garantire una sicurezza totale, queste nuove regole verranno applicate anche alle imprese extraeuropee che, però, lavorano nel nostro.

giovedì 11 giugno 2015

Official Partner Program, Twitter nell'era del marketing

Il mondo del marketing aveva già conquistato Facebook, avendo capito come sfruttare al massimo la piattaforma, ma ora fa capolino anche l’altro protagonista  Social. Twitter, che per le sue caratteristiche non aveva fin’ora lasciato spazio alle nuove strategie di mercato, ha annunciato la creazione di Official Partner Program, un nuovo servizio che aiuterà a promuovere il proprio brand.

Pensato per far interagire tra loro i partner del programma Twitter’s Certified con gli utenti della programma Marketing,  Twitter Official Partners (TOP) offrirà gli strumenti per modificare il proprio linguaggio e aumentare visibilità e vendite.

Nello specifico, TOP aiuterà a gestire al meglio la presenza del brand sui social, scoprendo i contenuti più attrattivi per il proprio target di riferimento e tendendo sempre sotto controllo i rendimenti della campagna, avvertendoti, pure, se gli obiettivi prefissati sono lontani.

Grazie a Twitter Data, infatti, il programma consentirà di valutare le performance del brand e permetterà, inoltre, di identificare meglio gli insight relativi al marketing e ai consumatori.

E sarà IMB la prima partner di TOP, che farà da consulente alle imprese, analizzando in maniera scientifica e veritiera i dati di Twitter. 

giovedì 28 maggio 2015

Google supporta l’e-commerce sfidando Amazon ed eBay

Secondo il Wall Street Journal nelle prossime settimane vedremo comparire nelle inserzioni a pagamento di Google il tasto “compra”.



Google si approccerebbe, quindi, a sfidare  Amazon ed eBay, supportando le aziende che hanno un negozio virtuale. Inizialmente offrirà questa possibilità solo sui dispositivi mobile, per poi estenderla eventualmente anche alla versione desktop. D’altra parte, Google ha già potenziato le pubblicità mostrate su YouTube, dando alle aziende la possibilità di aggiungere nel video promozionale i dettagli dei prodotti e il tasto “compra”.

Per quanto riguarda le inserzioni a pagamento mostrate nei risultati di ricerca, un utente interessato ad acquistare un prodotto sponsorizzato, non dovrà far altro che cliccare sul tasto “compra” e verrà re-indirizzato ad un pagina Google personalizzata per l’azienda venditrice. E’ importante sottolineare che le vendite avverranno direttamente tra l’utente e l’azienda e Google farà solo da intermediario tra i due.

L’acquierente inoltre, sarà messo in condizione di scegliere tra diversi metodi di pagamento e tra taglie, colori e opzioni di spedizione. Al compratore, inoltre, verrà richiesto di inserire i dati di pagamento solo durante la fase del primo acquisto, ci penserà poi Google a memorizzarli in vista di eventuali acquisti successivi.

Non è ancora disponibile una data certa di rilascio del pulsante “compra”, non ci resta che attendere notizie da parte del colosso di Mountain View. 

giovedì 7 maggio 2015

Fare business con i concorsi a premi

I concorsi a premi sono un ottimo strumento di marketing sotto tanti punti di vista, primo fra tutti lo sviluppo virale del passaparola. Ma come si struttura un contest efficace?



Perché, è vero, questo strumento ha delle enormi potenzialità di business, ma come sempre, sul web quello che conta per farsi notare è il contenuto 

In tempi in cui i social network regnano sovrani, diventa spontaneo pensare di organizzare un concorso usufruendo di strumenti come Facebook, Twitter, Instagram, senza dimenticare che un concorso a premi deve avere validità legale. E  allora… cosa dice la legislazione italiana in merito?

Innanzitutto,  ogni attività del contest deve svolgersi all’interno del territorio italiano, inoltre, qualora l’organizzatore del concorso voglia utilizzare un social network come piattaforma di comunicazione e di svolgimento, deve sapere che dovrà sempre affiancargli un’altra piattaforma di proprietà dell’azienda, come per esempio il sito web ufficiale. Questo perché generalmente tutti i social network non si assumono la responsabilità dell’operazione e non assicurano validità legale. Ecco perché il concorso deve rimandare sempre anche ad un altro canale d’informazione.

Infine, un concorso a premi per essere valido deve essere avere i seguenti requisiti:
-denominazione;
-modalità e periodo di svolgimento;
-data di assegnazione del premio;
-destinatari.

Una volta chiariti gli aspetti legali, per la validità dell’operazione, si passa all’ideazione creativa. Per creare interesse è necessario creare un concorso che sia divertente e che prometta un premio alla fine, ma è fondamentale che tutto sia in linea con la propria realtà aziendale. Ad esempio, un’azienda di cosmetici può offrire al vincitore una linea completa di prodotti adatti al suo tipo di pelle.

Solitamente, i concorsi più “facili” da creare sono i contest fotografici, della serie: scatta un foto con xxx e potrai vincere xxx. Attenzione, però! Anche se sembrano banali da creare e gestire, in realtà è importante tenere in considerazione il fatto che non tutte le foto possono essere virali, quindi è fondamentale dare delle indicazioni ben precise su quale deve essere il soggetto o i soggetti della foto.

Sempre in relazione ai contest fotografici, se si pensa di organizzarli su un social network, anche in questo caso, come su detto,  è bene affiancare il sito web come canale di svolgimento per garantire valenza legale.

martedì 21 aprile 2015

21 Aprile 2015: #mobilegeddon day

Oggi, 21 Aprile 2015, soprannominato #mobilegeddon dai webmaster, Google rilascia ufficialmente il nuovo algoritmo sulla visualizzazione e il posizionamento dei contenuti per i dispositivi mobile.



Quali sono le novità?
Da ora in avanti nei risultati di ricerca apparirà una struttura url che favorirà il nome del sito piuttosto che il nome del dominio, dove gli stessi url verranno mostrati sottoforma di breadcrumb, una tecnica di navigazione che fornisce agli utenti una traccia composta da link utili che consentono di tornare indietro alla pagina iniziale del sito web o a pagine visitate in precedenza.

I webmaster di Google, nel corso del SMX Munich del 17 marzo 2015, hanno dichiarato che il nuovo algoritmo avrà un impatto più incisivo nei risultati di ricerca persino di Panda e Penguin, gli ultimi due algoritmi rivoluzionari rilasciati da Google.
Infatti, tutti i siti non ottimizzati per i dispositivi mobile verranno penalizzati in termini di posizionamento.

D’altronde, secondo alcuni estimatori, circa il 60% delle ricerche Google avviene attraverso smartphone e tablet, di conseguenza è più che comprensibile che il colosso di Mountain View voglia capitalizzare il suo traffico garantendo la migliore navigazione possibile ai suoi utenti.

A tutti quelli che ancora non possiedono un sito mobile friendly, consigliamo di affrettarsi e porvi rimedio, per non rischiare di perdere visibilità.

mercoledì 18 febbraio 2015

10 anni di Youtube

Il 14 febbraio 2015 Youtube ha festeggiato i suoi primi 10 ann, un periodo lungo, ma forse non troppo per diventare il terzo sito web più visitato al mondo, con oltre 1 miliardo di utenti.



Ogni giorno le persone guardano centinaia di milioni di ore di video su YouTube e generano miliardi di visualizzazioni.

Da tutto ciò si deduce che Youtube è un potenziale canale di business, ma come sfruttarlo al meglio? Secondo le statistiche, le tipologie di video che riscuotono maggior successo sono:
  • video di cose mai viste prima
  • video che insegnano a fare qualcosa (noti come video-tutorial)
  • video che emozionano
Da questo presupposto si deduce che, più che la nuda e cruda presentazione di un nostro nuovo prodotto/servizio, per l’utente finale è maggiormente appetibile il contorno di quel prodotto/servizio. Per esempio, se introduco sul mercato una nuova linea di cosmetici, otterrò risultati migliori realizzando dei video su come applicare quei cosmetici, o spiegando in quali occasioni utilizzarli.

Youtube inoltre è un Social Network della scuderia Google, ed essere presenti su Youtube con i giusti contenuti fa guadagnare punti in termini di posizionamento del proprio sito web.

martedì 3 febbraio 2015

Social network, ecco come pianificare tutto

Non è un segreto che i social network siano diventanti ormai più che essenziali. Non solo i grandi gruppi, ma anche piccole attività hanno la necessità di comparire sulle più comuni piattaforme per farsi vedere, per pubblicizzare qualcosa o anche semplicemente per comunicare.

Basta questo? In realtà secondo gli esperti accedere a facebook di tanto in tanto e postare qualche immagine non basta, perché il bacino in cui confluiscono i flussi di informazione è talmente vasto che ogni cosa diventa una goccia infinitesimale e sparisce. Ecco perché, oggi giorno, è necessario avere numerosi profili da aggiornare e monitorare tutto il giorno, o quasi, ma sicuramente tutti i giorni.
Insomma, serve tempo e ora come ora, si sa, il tempo è denaro. Perciò, come fare? A risolverci il problema ci pensano i social media management, delle app studiate  per i mobile device, in grado di programmare gli aggiornamenti su tutte le piattafome in cui abbiamo un profilo: Facebook, Twuitter, Linkedin, Google+, eGoogle.

Si chiama Buffer e permette, dunque, non solo di pianificare i posti, ma anche di monitorare i like, i retweet, i click nell’arco della giornata. La versione base è gratuita e consente l’upgrade alla versione Awesome Plan se si ha bisogno di funzionalità speciali, come ad esempio la condivisione su più di 4 social network differenti.

mercoledì 21 gennaio 2015

Thin-ternet, la nuova era del web

La nuova era di internet? Si chiama Thin-ternet e permetterà di vivere in maniera diversa l’esperienza di navigare la rete,  perché ogni cosa sarà cucita sulle nostre esigenze e super personalizzata. Di questa teoria ne ha parlato  sulla rivista  Advertising Age Tom Goodwin, amministratore delegato di Tomorrow Group, un'agenzia con sede a Londra.

Secondo Goodwin, dunque, internet diventa “thin”, cioè sottile, pratico e ci permetterà di interagire con la realtà che ci circonda. In questo contesto, ovviamente, avranno un ruolo importante le app, che ci potranno dare tutte  le informazioni necessarie al momento giusto, basandosi sulla conoscenza approfondita dei nostri comportamenti e desideri.

In un mondo in cui tutto diventa a portata di mano e ogni cosa è perfettamente adatta sulla propria persona, dunque, anche l’e-commerce deve cambiare e adeguarsi. Secondo Goodwin, infatti, ci saranno nuove categorie di prodotto da vendere, nuove possibilità di proporre contenuti personalizzati, nuovi spazi e nuovi modi per trovare clienti e fidelizzarli.


Per gli esperti di marketing si apre una sfida importante: riuscire a trovate strumenti idonei per stare al passo con la tecnologia che avanza.

giovedì 15 gennaio 2015

Il lato oscuro del web

Siete dei maghi del web? Allora saprete certamente che chi naviga la rete ha anche un abisso da poter esplorare. Si chiama web parallelo, o “deep web”, cui non si accede tramite i normali browser, ma solo attraverso alcuni specifici, in grado di rendere la navigazione assolutamente anonima.



Precauzione necessaria, non perché sia illegale navigarci, ma perché è illegale quel che si trova e che si può comprare. Dalle armi, alla droga, da documenti falsi a esseri umani. La versione precedente del sito, una sorta di  'eBay' delle merci illegali con oltre 13mila articoli, era stata chiusa nell'ottobre del 2013, contestualmente all'arresto del suo creato, Ross Ulbricht, allora ventottenne.

Ma qualche giorno fa il sito Motherboard ha parlato di una nuova versione del web parallelo che ora sfrutta un protocollo diverso da quello dell'originale, ancora più difficile da individuare, e accetta diversi tipi di criptomonete, compresi gli Anoncoin, cioè la versione ancora più anonima dei Bitcoin. 

In questo mondo buio non ci sono regole ed è consentito tutto quello che sul normale web è vietato per legge: la violazione del copyright, per esempio, la censura, con tutto quel che ne consegue.  Ma per navigarci devi sapere dove andare perché non esistono indirizzi mnemonici, url semplici da ricordare e ovviamente… niente motori di ricerca.

venerdì 5 dicembre 2014

Tumblr si lancia nel social commerce

Seguendo l’esempio dei “colleghi” Facebook e Twitter, anche il social network Tumblr si sta avventurando nel mondo del social commerce testando il pulsante “compra”.




Il sito di microblogging ha, difatti, stretto una partnership con i siti di vendita online di Etsy, Artsy, Kickstarter e Do Something. Se vi capiterà, quindi, di incontrare un post su Tumblr in cui sono presenti link a prodotti in vendita su uno di questi siti, potrete acquistarli direttamente cliccando sul tasto “compra” che comparirà accanto ai link.

E se non siete sicuri di procedere subito con l’acquisto, ma volete tempo per pensarci? Niente paura! E’ possibile inserire il link del prodotto a cui siete interessati in una lista che potrete recuperare quando deciderete di acquistarlo.

Tumblr è una piattaforma che consente di creare una variante del blog, chiamata tumblelog, arricchita da contenuti multimediali rispetto ai soli contenuti editoriali caratteristici dei classici blog. Secondo la ricerca di mercato Globalwebindex, Tumblr ha fatto passi da gigante dalla sua nascita nel 2006; quest’anno ha avuto una crescita della propria utenza del 120%, aggiudicandosi il titolo di social con la crescita più alta.

Visto il successo, confermato dal numero di utenti attivi e considerato che il fenomeno del social commerce è sempre più in crescita, ci sono dei buoni propositi affinché l’esperimento di Tumblr vada in porto. 

mercoledì 19 novembre 2014

Facebook at work, una nuova sfida per il social network di Zuckerberg?

Secondo un articolo del Financial Times, Facebook si starebbe preparando a sfidare LinkedIn, Microsoft e Google con lo sviluppo di un nuovo sito chiamato Facebook at work.



Facebook at work avrebbe la possibilità di creare gruppi, canali news e profili personali al pari di LinkedIn, archiviare mail e chat come Google, utilizzare un personal information manager per gestire i messaggi di posta in entrata e in uscita e mantenere l’organizzazione attraverso un calendario personale, un elenco contatti e un elenco di attività personali, esattamente come Microsoft Outlook.
Dal punto di vista grafico, il nuovo sito sarebbe molto simile al classico Facebook, ma con la possibilità di mantenere sempre separato il profilo personale da quello del lavoro.
Zuckerberg, insomma, pare intenzionato a strappare quote di mercato importanti ai suoi rivali nel campo dei profili professionali. Dietro questa volontà risiede il fatto che i social network, dopo anni di crescita rapidissima, iniziano a confrontarsi con l’ipotesi che il mercato possa essere saturo. La ricerca di nuovi mercati quindi è un obiettivo azzeccato dal punto di vista strategico, e nel caso di Facebook at work il fine ultimo è di inserirsi nella vita delle persone anche dentro l’azienda, creando un luogo da cui non poter uscire dopo l’accesso.
Per  riuscire a entrare negli uffici, però, Zuckerberg deve riuscire ad abbattere l’alone di scetticismo che ha spinto molte aziende a vietare l’uso di Facebook in ufficio, per il timore della perdita di produttività.

giovedì 13 novembre 2014

Il valore di "Internet degli oggetti"

L’internet degli oggetti, traduzione di Internet of Things, è un termine che indica l’estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. 



L’obiettivo dell’internet degli oggetti è quello di tracciare una mappa del mondo reale e dare un’identità elettronica alle cose ai luoghi dell’ambiente fisico.
Gli oggetti e luoghi vengono muniti di etichette di identificazione, attraverso le quali comunicano informazioni in rete, sia a quella fissa che a quella mobile.

Ma perché vengono raccolte tutte queste informazioni da oggetti e luoghi reali?
I campi di attuazione di queste informazioni sono molteplici: applicazioni industriali, logistica, infomobilità, mercato consumer, efficienza energetica, assistenza remota e tutela ambientale.

La rete mobile e fissa è oggi affollata da 3,7 miliardi di oggetti e la situazione continuerà ad evolversi negli anni a venire. Gartner, società multinazionale leader nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Information Technology, prevede infatti che tra un anno gli oggetti connessi saranno 4,9 miliardi, nel 2020 saranno 25 miliardi, vale a dire più del triplo della popolazione mondiale.
I dati di Gartner rilevano anche informazioni sui settori coinvolti e, soprattutto, sul giro d’affari intorno ad essi, ch secondo gli analisi della società si aggira intorno ai 70 miliardi di dollari circa (nel 2020 saranno 263 miliardi).

Il settore trainante, vale a dire quello in cui le informazioni raccolte da oggetti e luoghi reali vengono sfruttati maggiormente attraverso la creazione di applicazioni, è senza dubbio il mercato consumer, seguito a ruota da quello dell’automotive. Si stima infatti che, per il solo settore consumer, nel 2020 gli oggetti connessi saliranno a 13 miliardi, contro i 2,9 miliardi connessi oggi. 

martedì 28 ottobre 2014

Ritornano i forum grazie a Rooms, la nuova app di Facebook

Vi ricordate i forum, i luoghi di discussione su un determinato argomento di interesse, che sono si poi eclissati con l’avvento dei social network? Ebbene, grazie a Mark Zuckerberg, fondatore del più famoso Social Network al mondo, sembra che ora possano risorgere.



La nuova app di Facebook si chiama Rooms ed è stata realizzata dal 24enne Josh Miller, il cui sito di discussione online Branch è stato acquistato a gennaio da Facebook. Rooms, in perfetto stile anni ’90, consente di aprire degli spazi di dibattito, “stanze” appunto, in cui si può interagire in forma anonima.  
Dunque, pare che questa volta per Facebook il fulcro dell’attività mobile venga spostato dall’utente al contenuto.

Rooms permette di creare un ambiente per ogni argomento di discussione (cinema, musica, tecnologia, ecc..), a cui, però, si può accedere solo su invito. E’ possibile anche invitare gli utenti offline tramite l’utilizzo di QR Code, il codice a barre bidimensionale composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema in forma quadrata, che viene impiegato per memorizzare informazioni destinate a uno smartphone.

Ciò che ha fatto rimanere straniti molti di noi è la creazione di una app apparentemente distaccata dall’universo Facebook e l’impossibilità apparente di ricavare dati sensibili dagli utenti.  Rooms infatti, proprio perché è possibile inserirvi i commenti in forma anonima, non richiede che gli utenti siano iscritti a Facebook.

Per ora si tratta di un servizio attivo solo in USA e solo per i dispositivi iOS. Non ci resta che attendere il suo arrivo in Italia e stare a guardare cosa Zuckerberg ha in serbo per noi.

mercoledì 3 settembre 2014

iPhone 6 anche portafoglio virtuale

Il 9 settembre uscirà il nuovo dispositivo Apple, e le indiscrezioni a riguardo si susseguono a raffica. 



Oltre ad essere dotato di un display più grande (4,7 e 5,5 pollici) lo smartphone, secondo Bloomberg.com, dovrebbe anche avere un sistema di pagamenti basato su accordi trovati con le tre principali carte di credito al mondo: Visa, MasterCard e American Express. Anche l'iWatch è entrato nel “tormentone” del lancio del 9 settembre: gli ultimi rumors dicono che costerà fino a 400 dollari e sarà disponibile non prima del 2015.

L'idea dell'iPhone 6 come portafoglio virtuale è in circolazione da un po’ di tempo e le innovazioni che il melafonino potrebbe mettere in campo sono due: la tecnologia Nfc (Near Field Communication, già usata per i pagamenti da altri dispositivi mobili) e il Touch ID, cioè il riconoscimento delle impronte digitali già implementato sull'attuale iPhone 5S, con cui si possono fare anche acquisti dall'Apple Store.

Nel frattempo, su Internet circola un video che riprende dall'alto, con un drone, la prossima sede futuristica della Apple: sembra un disco volante vicino a Cupertino. La action camera GoPro che ha fatto le riprese dall'alto, è stata fissata sul drone DJI Phantom 2. Il progetto era stato annunciato nel 2006 da Steve Jobs, ora le immagini del cantiere. 

lunedì 1 settembre 2014

Project Wing - Google testa i droni consegne

Google sfida apertamente Amazon nella battaglia per i droni  annunciando di aver sperimentato un servizio di delivery con il drone. 



Due anni di ricerca su quello che il colosso di Mountain View ha chiamato “Project Wing” sono stati coronati da una trentina di voli prova effettuati ad agosto per consegnare caramelle, acqua, medicine e cibo per cani a due contadini nel Queensland, in Australia. "I droni potrebbero aprire nuove prospettive per il mercato delle consegne", ha detto la società californiana nel suo blog.

La corsa alla conquista dei cieli con i droni, che anche Amazon ha iniziato a testare per le consegne, arriva nonostante il divieto quasi totale dell'uso di droni commerciali negli Stati Uniti.
La FAA (Federal Administration Aviation) sta pensando a delle opportune modifiche alla normativa esistente e finora ha autorizzato un solo volo commerciale di drone sulla terra, quello di Bp in Alaska. Google ha iniziato a lavorare sui droni nel 2011 e prevede ci ''vorranno anni per sviluppare un servizio con piu' veicoli in grado di effettuare piu' consegne al giorno''.

mercoledì 6 agosto 2014

Esperimento al MIT - qualsiasi oggetto può diventare una microspia

E’ possibile che un pacchetto di patatine possa “parlare” rilevando una conversazione che si svolge altrove? Certo. 



Tutto ciò grazie alla tecnica messa a punto dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) in collaborazione con Microsoft e Adobe, che misura le impercettibili vibrazioni prodotte dai suoni (voce umana compresa) su qualsiasi oggetto. In questo modo è possibile ricostruire i dialoghi di persone che si trovano nelle vicinanze di una pianta, di un bicchiere d’acqua, o di qualsiasi cosa possa possa far “rimbalzare” onde sonore, anche in una stanza insonorizzata, decodificando le vibrazioni che vengono trasformate nuovamente in parole. 
L’esperimento, che sarà presentato nella conferenza di computer grafica Siggraph, ha dato “voce” anche a fogli di alluminio, bicchieri e foglie. La tecnica è capace di trasformare gli oggetti in cimici da 007, ma permette anche di svelare alcune proprietà degli oggetti stessi. 
Il suono è formato, se non altro, da un insieme di vibrazioni, cioè di quasi invisibili movimenti dell’aria che colpiscono gli oggetti vicini. Sono vibrazioni troppo piccole per essere rilevate dai nostri occhi, ma non sfuggono a telecamere ad alta definizione. 
In questo modo, ma soprattutto grazie anche a un sofisticato software di elaborazione, i ricercatori statunitensi hanno trovato il modo di ascoltare il dialogo tra due persone in una stanza insonorizzata semplicemente vedendo le vibrazioni impresse sugli oggetti.

venerdì 1 agosto 2014

Prima Facebook poi OKCupid: internet come un grande esperimento?

OKCupid ha 30 milioni di users attivi al mese, supera il milione il numero di quelli che ogni giorno accedono alla piattaforma per cercare l’anima gemella. Si tratta di un portale nato con lo scopo di facilitare l’incontro tra persone. Si chiama “dating online” ed è un business da 14 miliardi di euro solo in Europa, secondo il Centre for Economics and Business Research. Sono numeri che attirerebbero chiunque, soprattutto se si riesce a indirizzare il comportamento degli utenti dove si vuole. È quello che ha cercato di fare Facebook nel corso del suo esperimento di manipolazione emotiva ed è ciò che ha ammesso di star facendo Christian Rudder, co-fondatore di OKCupid, con gli iscritti al sito. 


Anche il titolo del post sul blog aziendale è paradigmatico: “Abbiamo svolto esperimenti sugli esseri umani ”. Rudder ha così spiegato i tre tipi di test condotti, a loro insaputa, sugli utenti della rete di incontri. Nel primo esperimento, il team di sviluppatori ha nascosto per un lasso di tempo la foto sui profili dei risultati di ricerca per capire quanto la visione dell’immagine potesse influenzare i click gli utenti. Nel secondo test ad essere stati nascosti sono stati i profili completi, per studiare quanto le persone scelgano il possibile partner secondo congruenze di passioni ed hobby; per ultimo il sito ha alterato il punteggio di “match” che risulta tra l’incrocio di due utenti, cioè il grado di compatibilità tra profili. Sarebbe stato proprio questo il caso di studio più interessante, che ha permesso di analizzare quanto le scelte delle persone dipendano da ciò che la tecnologia suggerisce. 
Per dare una motivazione al loro esperimento, Rudder calca la mano “Se usi internet sei soggetto a centinaia di esperimenti in qualsiasi momento, su qualunque sito”. Ma esiste un limite per cui internet può prendersi gioco di noi? È la domanda a cui prova a rispondere pure Dan Gillmor, giornalista del Guardian. Anche lui, come Rudder, ha usato un titolo provocatorio per un suo articolo: “Internet è ormai solo un grande esperimento umano? ”. Secondo il giornalista, partendo da Facebook per poi arrivare a OKCupid, le possibilità di imbroglio sulla rete nei confronti degli utenti sono davvero infinite e spaventose.  
Quando le aziende vogliono raggiungere un obiettivo, vanno avanti senza preoccuparsi troppo di ciò che pensa la rete. È successo dopo il clamore del caso Facebook quando, nonostante l’ammissione di colpa sul manipolare le emozioni dei suoi iscritti, il caos dei primi giorni è andato pian piano scemando fino a scomparire completamente, tant’è che i risultati del secondo trimestre hanno emesso una chiara sentenza: +19% degli utenti attivi giornalmente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 31% di quelli connessi da dispositivi mobili. C’è anche da sottolineare che l’esperimento portato avanti da Facebook è stato scoperto solo verso fine giugno, quando ormai i dati erano stati interamente raccolti e analizzati,  ma le previsioni per i prossimi mesi non sono tanto diverse dal successo attuale.  
Questo vuol dire che gli utenti della rete sono così ingenui da bersi ogni cosa e non condannare le piattaforme che manipolano le loro emozioni/azioni? Per Gillmor, purtroppo, il panorama potrebbe diventare proprio questo: “Gli esperimenti sulle persone fanno decisamente parte di come funziona oggi il web, questo perché tutti i servizi online di una certa importanza effettuano il cosiddetto test A/B per capire come gli utenti rispondono a certi stimoli e regolando, di conseguenza, l’intera struttura. Ma questo non vuol dire che i siti dovrebbero, deliberatamente o meno, ingannare i propri navigatori”. 
Ha spiegato bene l’attuale paradosso tra la libertà della rete e l’inganno del web, il giornalista del Washington Post, Brian Fung, che ha scritto: “Se un sito mente ai suoi utenti nel tentativo di migliorare il servizio, qual è la linea di demarcazione tra un test A/B e la frode?” Quindi, è sufficiente ammettere di star effettuando un esperimento qualitativo sulle persone per permettersi di fare qualsiasi cosa? E cosa accadrebbe se anche altri siti, magari i più grandi, cominciassero a “testare” i loro iscritti?  
Internet diventerebbe solo un grande esperimento sull’uomo. Da diversi anni le aziende sono coscienti che il web è una fonte di guadagno non indifferente. Il trend è cercare di portare il proprio sito in vetta ai risultati di ricerca, per aumentare i click e il numero di pagine visitate. Secondo Gillmor, i grandi portali di notizie, specialmente quelli che ospitano molti banner e inserzioni pubblicitarie, potrebbero realizzare diverse versioni di una stessa storia, per accontentare i lettori e spingerli a rimanere di più sul sito. Il giornalista spiega chiaramente: “Ad esempio una versione di un articolo, o video, potrebbe presentare la realtà dei fatti, come è stata appresa dai reporter e dalle agenzie sul luogo dell’accaduto, mentre una seconda potrebbe adattarsi automaticamente allo stato emotivo del lettore, ricavato dall’analisi dell’algoritmo sugli articoli cliccati in precedenza, con il fine di manipolarne le emozioni e veicolare il prosieguo della lettura”. 
Siamo nel campo delle ipotesi e non è detto che gli esperimenti sulla navigazione web siano tutti da condannare, almeno quando possono servire a migliorare il modo in cui interagiamo con la tecnologia. “Il punto è non lasciare che gli sperimentatori conducano i loro test al buio. Quando la divulgazione, l’obiettivo e il consenso degli utenti non fanno parte del gioco, allora è un cattivo segno. In alcuni casi può anche essere considerato illegale, proprio come sottoporre i pazienti ad esperimenti su nuovi farmaci”. E come i tester farmaceutici, anche i fruitori della rete potrebbero non essere così felici di navigare, dopo essersi riscoperti topi da laboratorio 2.0. 

mercoledì 30 luglio 2014

Euresa e l'app per la constatazione amichevole

Lo smartphone, come ben si sa, ha infinite funzioni e applicazioni e da oggi ci sarà anche quella che consente di compilare la constatazione amichevole. 



Si tratta di un’applicazione ispirata al classico modulo cartaceo che noi tutti conosciamo, progettata e realizzata da Euresa, un raggruppamento di società mutualistiche e cooperative di assicurazione, che riunisce quattordici membri di nove Paesi dell’Unione Europea. È una soluzione pratica, che permetterà ai 221 milioni di automobilisti europei di semplificare e accelerare le formalità successive ad un sinistro stradale. 

L’utilizzo della constatazione amichevole su smartphone è semplice e intuitivo. L’assicurato deve fare il download dell’app sul proprio dispositivo, e successivamente registrare alcuni dati personali come numero della patente e della polizza, in modo da evitare di dover cercare le informazioni all’ultimo minuto. Così, in caso di incidente, verrà guidato passo a passo nella compilazione direttamente sul telefono cellulare. L’app comprende anche una funzione cartografica per realizzare un disegno preciso dell’incidente, dando la possibilità di allegare fotografie. Inoltre, se entrambi gli automobilisti coinvolti la utilizzano, i dati potranno essere scambiati e validati direttamente dai rispettivi smartphone. L’intero procedimento snellisce di molto l’intera operazione, che in questo modo dura meno di dieci minuti, poi la constatazione viene inviata automaticamente via mail alla compagnia di assicurazione e l’utente ne riceve subito una copia in pdf. 

Dopo due anni di sviluppo e lavoro congiunto il prototipo è a disposizione delle società europee di assicurazione tramite le rispettive federazioni e associazioni nazionali, che potranno utilizzarlo adattandolo alle peculiarità del paese. Questa soluzione è stata già adottata in Francia , in Grecia e in Italia, dove l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici sta realizzando una versione semplificata dell’applicazione. A questi stati si potrebbe presto aggiungere il Belgio.